UNA VERA GRANDE BELLEZZA

 “In grazia di Dio”, il nuovo film di Edoardo Winspeare, un inno alla vita che sanno cantare soprattutto le donne.

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Bellissimo. Scriviamolo subito: il nuovo lavoro di Edoardo Winspeare, “In grazia di Dio” (adesso nelle nostre sale) è un film bellissimo. Perché parla di donne (e di uomini) in maniera antica, semplice e sampiente; perché sa sale marino e di terra feconda, d’amore e riscatto, dolore e vitalità. La globalizzazione uccide sistematicamente le piccole imprese, maschi stolti si sottraggono, donne forti sommano, invece, le loro energie e trovano nuove forme di solidarietà, di economia, di sopravvivenza in una crisi che brucia la moneta e fa tornare al baratto.

La terra-madre non tradisce, è sempre pronta ad accogliere nuovi semi; a perdonare, a risarcire, forse, le anime umiliate e offese. La storia di Adele (Celeste Casciaro), Ina (Laura Licchetta), Salvatrice (Anna Boccadamo) e Maria Concetta (Barbara De Matteis) è la storia di molte altre donne di una Puglia, un Salento, terra-cuore del regista, rete circolatoria di un sangue sempre vivo (“Sangue vivo” era un precedente film di Winspeare, nato a Klagenfurt ma cresciuto dalle parti di Tricase, del quale ricordiamo, tra gli altri, il primo folgorante “Pizzicata” e poi “Il miracolo”, “Galantuomini”, “L’anima attesa”).

Le sue donne vivono e respirano in fase con la terra, una terra che non si vende: “non tutto è in vendita” o si può comprare, come ci ricorda ad un tratto Adele, che nonostante la grave crisi economica, indurita dalle difficoltà, non cede alle allettanti proposte di un mediatore che le vuol far vendere la proprietà, una masseria, dove lei, la madre, la sorella e la figlia si sono ritirate per cercare di tamponare le ferite inferte dalla Finanziaria, dal crac dell’azienda familiare, dall’implacabilità di Equitalia, da un mondo che non capiscono più o dal quale non sono comprese, in ogni senso.

E agli ‘insulti’ delle contraddizioni di un Sud arretrato e bellissimo rispondono con un’anima invitta, con la perseveranza, con la passione. Una passione che non si spegne neanche in età avanzata e può regalarsi perfino nuovi amori.

“In grazia di Dio” è un bellissimo, universale messaggio (non a caso è stato anche il film più apprezzato nella sezione Panorama dell’ultima, 64a edizione del Festival di Berlino), a nostro avviso più femminile che femminista. Un film da non perdere, per continuare a trovare ancora e sempre un valido motivo per apprezzare la vita.

Dimenticavamo… c’è un altro personaggio molto importante nel film: la lingua, anzi, il dialetto pugliese con cui è recitato nella maggior parte dei dialoghi (talmente stretto e reale da essere necessariamente sottotitolato dove occorre). Non si potrebbe fare a meno di quei ‘suoni’ per comprendere visceralmente queste immagini e, dunque, questa vicenda.

di Riccardo Palmieri


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