UN INCONTRO CON DARIO: GLI IMPRENDITORI, LE BANCHE E LA GARANZIA DI PAPÀ….

Nei giorni  scorsi tornando nel mio quartiere natìo ho incontrato alcuni amici di infanzia. Di loro avevo conservato i volti di ragazzi su numerose foto scolastiche. Crescendo ci siamo persi di vista ed è stato bello ritrovarsi da grandi a misurarsi con la vita dopo la palestra della scuola.
Chi come me ha potuto affinare i propri studi in economia e finanza ed ha sposato una carriera bancaria ha potuto vivere direttamente, in questa difficile congiuntura economica, le difficoltà degli artigiani, commercianti e piccoli imprenditori da una finestra privilegiata ed apparentemente protetta.
Dario, invece, a quasi 50 anni ed al lavoro da 30, si è visto negare un affidamento alla sua piccola attività artigiana bisognosa di innovazione e nuove tecnologie. In fase di rinnovo del piccolo affidamento bancario, infatti, Dario aveva richiesto un’ulteriore finanziamento per l’acquisto di un nuovo macchinario che gli avrebbe consentito di migliorare quali/quantitativamente la propria produzione di finestre in alluminio.
Il funzionario della sua banca gli ha parlato di un pilastro di Basilea e del credit crunch che impedivano la nuova concessione e che occorreva la firma di Papà per fare in modo di avere i soldi.
Dario è uscito dalla banca pensando a quale pilastro si fosse rotto a Basilea per impedire alla sua banca di dargli i soldi, ma soprattutto cosa ci azzeccasse  la sua ditta con Basilea. Quel maledetto “credit cranch” poi non gli andava proprio giù. Non perché avesse capito di che si trattava ma solo per il fatto che per causa sua, obbligava suo padre, un povero vecchio di quasi 80 anni, a sostenere lui, ancora giovane e forte con una garanzia in banca.
Ci siamo tutti seduti ad un tavolo e, ordinato da bere, ho provato a spiegargli quello che la sua banca non gli ha saputo comunicare e provare, dando una logica a quello che di logico apparentemente non c’è in quel discorso.
Tutti gli altri in silenzio mi ascoltavano. Anche loro, con attività e professioni diverse, non avevano ben chiaro il concetto.
Dario, ascolta con attenzione.
Il ricorso al credito bancario, da sempre, ha sostenuto le attività delle imprese favorendone lo sviluppo e la crescita. Purtroppo negli ultimi due anni i finanziamenti alle nostre imprese hanno registrato una fortissima contrazione. Quasi 100 miliardi di euro in meno alle aziende ed oltre 110 ai privati.
Sapete perché?
Perché i bancari sono degli ipocriti cornuti…rispose schiumando di rabbia uno di loro.
Non è proprio così, risposi. Le cause insistono, infatti, nella profonda crisi finanziaria e nella carenza di liquidità libera da vincoli nel sistema. Attrarre liquidità dai propri correntisti per il sistema bancario significa, infatti, assumere un debito nei confronti della propria clientela. Il denaro per essere prestato alle imprese ed alle famiglie deve essere quindi immagazzinato alla stregua di quello che un grossista fa con la sua merce, ed ha un costo. Tanto più viene remunerato il denaro alla fonte di approviggionamento e tanto più a maggior costo dovrà essere prestato. Se il costo del denaro sarà troppo alto potrebbe accadere che le aziende o le famiglie sempre meno ne facciano ricorso e le poche che vi riescono fatichino a restituirlo. L’artigiano che otterrà il denaro a condizioni più onerose scaricherà i costi sui suoi prodotti e così farà l’azienda. Il confronto poi avverrà in un momento di mercato con una minor domanda, una maggior competitività e paradossalmente con prezzi più bassi. Questa situazione economica si chiama STAGNAZIONE ed è molto più pericolosa della inflazione. Ma questo è un altro argomento….
La stretta che le banche hanno dato all’erogazione del credito (credit crunch) è quindi indissolubilmente legata ai maggiori rischi del mercato per il rientro di quanto prestato e soprattutto alla difficoltà di acquisire il denaro a sufficienza e soprattutto a costi bassi.  Per questo motivo la Banca Centrale Europea (BCE) ha ulteriormente tagliato il tasso di interesse per il denaro che ha raggiunto minimi davvero storici e ha fatto in modo che tutti gli istituti bancari ne facessero scorpacciata purchè, sistemate le loro cose in casa, riversassero poi sulle imprese flussi importanti di denaro a basso costo.
Il pilastro di Basilea a cui si riferiva il bancario non è altro che una serie di vincoli a cui il sistema bancario è stato comandato per una seria e prudente gestione delle proprie attività.
Dario tirava un sospiro di sollievo. Nessun danno alla sua ditta gli portava quel pilastro di Basilea. Rassicurato, seguì il resto del discorso con sempre maggiore attenzione.
In poche parole con Basilea, alle banche sono stati indicati determinati parametri e confini entro i quali esercitare la propria attività, misure prudenziali negli accantonamenti e numerosi controlli gestionali per gli innumerevoli rischi peculiari all’attività.
Ciò detto spiego a Dario che in una fase economica così complicata e spesso imprevedibile le banche hanno necessità, essendo esse stesse delle imprese, di minimizzare i rischi e di concentrare la propria attività su quei soggetti che il sistema ritiene per settore merceologico, per dimensione, per localizzazione geografica e per capacità innovativa, meritevoli di ricevere soldi.
Il tuo mercato, caro Dario, è in forte crisi di domanda essendo per lo più legato alla crisi dell’edilizia. La tua capacità di produrre finestre si deve necessariamente confrontare con un mercato ristretto, pieno di competitor dove oltre alla qualità il fattore costo e l’innovazione saranno elementi  determinanti.
Il denaro che tu, pertanto, hai chiesto deve avere, per la banca che fa impresa, un corretto e puntuale ritorno, altrimenti una tua mancanza genererà un problema anche alla impresa banca. La garanzia da te prestata finoggi, quindi, viene soppesata dalla banca con molta più attenzione rispetto ad altri tempi.
La banca non scambia il suo denaro con la tua casa, non è il suo mestiere, ma rivuole indietro i soldi prestati come da contratto. Ecco che in assenza di una tua capacità ad adeguatamente  garantire redditualmente la banca, quest’ultima ricerca un sostegno terzo alla tua fragilità.
Dario nel sentirsi definito un Fragile ha un sussulto. Ma come fa la banca a definirmi fragile se ho costruito la mia abitazione, posseggo una seconda casa e non ho mutuo, giro con una bella macchina, faccio le vacanze tutti gli anni e ho una famiglia con 2 figli?
Vedi, Dario, la finanza è una leva fondamentale per rendere efficiente un’impresa ed è importante che gli si dedichino le stesse attenzioni e risorse proprie del sistema produttivo e della commercializzazione. Per questo motivo è indispensabile che anche tutti noi nel domandare credito diveniamo più trasparenti nelle informazioni  fornendo al sistema bancario bilanci e dichiarazioni dei redditi più attendibili e trasparenti.
Fare la nostra parte e rendere virtuoso il sistema interrompe il giro vizioso della scarsa domanda e dell’eccessiva offerta. E’ l’unica strada per la corretta ridistribuzione della ricchezza e dei meriti.
Allora, caro Dario, parliamo dei Confidi e lasciamo in pace il Papà?
Sai cosa sono i Confidi? La parola Confidi è l’ acronimo di “consorzio di garanzia collettiva dei fidi”.
Con la finalità di mutualità e solidarietà alcuni soggetti autorizzati ed iscritti ad un albo prestano garanzie per facilitare l’accesso al credito nel breve/medio e lungo periodo alle imprese per le loro attività economiche e produttive. I Confidi possono essere costituiti dalle associazioni di categoria del commercio, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura oppure possono essere iniziativa di banche o soggetti affini ben disciplinati dal TUB – D.lg. 385 del 1993.
Nella tua situazione e in quella ancora più drammatica di moltissimi imprenditori, commercianti e agricoltori il Confidi può divenire il soggetto complementare che azzera un gap dimensionale e, nello stesso tempo, un volano per rendere più virtuosa la tua impresa  liberando, contestualmente,  ulteriori  risorse alla banca per il minor accantonamento su rischi.
Alla tua attività supportata da un Confidi le banche si concederanno con più facilità poiché sarai un soggetto portatore di un minor rischio di default e nello stesso tempo la banca avendo un soggetto con rating più elevato potrà accantonare una minor quota di patrimonio e liberare quindi altre risorse.
Caro Dario, se al posto di papà tu affiancassi un Confidi, non solo avrai maggiori probabilità di finalizzare la tua richiesta di credito ma la otterrai a tassi meno onerosi attraverso una serie di banche convenzionate.
Le garanzie prestate al sistema dai vari Confidi non sono tutte equivalenti tra loro: si parte da un diffuso 50% di copertura sul totale deliberato al cliente per eventuali perdite della banca sull’operazione in proposta sino all’80/90% del deliberato.
Scusa Dario ma quello lì al mercato non è tuo papà?
Si, risponde Dario, vive il suo quartiere e si sofferma a parlare del più e del meno con molte persone del mercato.
Il Confidi fa altrettanto. Sono spesso soggetti che conoscono il tuo territorio, vivono le criticità e valorizzano le aziende che vi lavorano. Sono interlocutori che possono mediare e relazionare correttamente tra banca e impresa fornendo quel valore aggiunto di conoscenze locali che unito alle garanzie offerte aiuta la tua azienda ad operare in un così difficile contesto economico. Per questo ti suggerisco in frangenti come questi di rivolgerti a loro e lasciare tranquillo il tuo papà….
Mi alzo per andare ma Dario mi ferma. Alessandro un’ultima domanda:  è meglio affidarsi a banche piccole o ai grandi istituti?
Dario questa è una bella domanda. Vediamoci il prossimo Lunedì, sempre a questo tavolo del bar e insieme agli altri amici parleremo anche di questo non trascurabile argomento.

Ciao Dario.
Ciao Alessandro, alla prossima.

di Alessandro Palamidesse


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