Ottodix: rivelazione, viaggio, visioni contadine

Cover Ottodix

In Italia abbiamo tantissimi artisti che gravitano in un proletariato che un tempo qualcuno chiamava contadino. Poi questo è divenuto industriale. Poi il benessere e la crisi hanno mescolato le carte. Tanti gli artisti che piano piano ci stiamo perdendo a forza di riempire gli spazi con i soliti pilastri della comunicazione. OTTODIX (nome d’arte di Alessandro Zannier) è uno di questi soldati in forza alla cultura popolare che mescola assieme poesia, psichedelia visionaria, suoni digitali e arti visive. Le sue istallazioni gravitano tra l’Italia di Treviso e la Cina di Pechino passando per Marisglia e Berlino. Ottodix, o anche gli Ottodix come collettivo composto dal nostro Alessandro Zannier ovviamente ma oggi anche da Mauro Franceschini, Giovanni Landolina, Loris Sovernigo. Una bellissima intervista con l’artista multivisione per raccontarci questo nuovo disco “Micromega”.

La genesi dell’uomo. Che ne pensi come sottotitolo di questo nuovo lavoro?
È sicuramente un taglio interessante, che rimanda alle scimmie con la clava di Kubrick, anche se il mio lavoro mette l’accento più sull’ evoluzione del sapere umano attuale, che sullo sviluppo biologico della nostra specie. Perfino sul rischio di un’ involuzione. Il viaggio è semmai nella materia, dalle sue componenti più piccole ipotizzabili (e non osservabili), come le stringhe, fino alle teorie sui sistemi di universi, con concetti di misurazione totalmente oltre le capacità del cervello umano. Ho proposto in modo metaforico un viaggio scientifico e artistico attraverso un cono ideale, che vada dalla stringa al multiverso, diviso in nove ordini di grandezza, come i gironi danteschi, in cui troviamo micro particelle, atomi e molecole, microorganismi, insetti e animali, cose e oggetti costruiti nella storia, l’uomo (rigorosamente rimesso al centro del cosmo), la Terra, il Sistema solare, la galassia e il multiverso. Questo viaggio, però, è fatto sotto forma di canzoni che usano queste immagini solo come scusa per trovare le analogie nel comportamento e nelle vicende umane, che ci riguardano da vicino. Una formula che ci spieghi.
Soprattutto le vicende attuali, in cui la scimmia-uomo sta facendo un rapidissimo balzo tecnologico, mai provato prima e si trova nel caos, rischiando di perdere il senso della misura con sé stesso. Micromega ripropone un inventario delle misure del cosmo, per ricordarci in che punto siamo collocati nella realtà vera (non quella virtuale) e ridimensionarci.

“Micromega”. Dal quantum all’infinito. La tua musica è il collante narrativo o l’urgenza tecnica che fa compiere il viaggio?
Ambedue le cose. L’urgenza dell’analizzare lucidamente e con razionalità il periodo attuale credo sia un dovere per ogni artista. La musica, sotto forma di canzoni dalla metrica “classica”, è un veicolo che utilizzo per musicare i concetti scritti che stanno alla base del mio lavoro. L’altro sviluppo lo sto affrontando nelle arti visive, dato che diventerà anche una mostra itinerante.

Di nuovo opere dell’arte visiva che corrono di pari passo a quelle dell’arte uditiva. Statue e istallazioni…e poi la musica…Ottodix è soprattutto questo connubio…
Si, sempre di più, sono due declinazioni del mio lavoro innanzitutto di scrittura, su testi e riflessioni. per questo mi definisco un artista concettuale, prima ancora che un musicista o uno scultore o un disegnatore. E’ come il lavorare su di un film: prima viene il soggetto scritto, poi l’opera acquisisce una sua efficacia e completezza di linguaggio attraverso gli attori, la fotografia, la scenografia e gli effetti speciali. Dato che Otto Dix era il nome di un pittore, voglio sottolineare che in musica adotto il suo pseudonimo, ma in arte utilizzo Alessandro Zannier, il mio nome di battesimo, giusto per complicare le cose. Sono un amante di Duchamp, quindi gli alter ego mi hanno sempre affascinato. Erano in fondo gli avatar di una volta.

E in particolare dacci una chiave di lettura per questa copertina di “Micromega”?
La scimmia in copertina è una mia scultura – installazione presentata a Pechino l’anno scorso alla Biennale Italia Cina per anticipare il progetto: è più un riferimento allo stadio ancora primitivo della conoscenza del mondo fisico in cui siamo immersi. Il fatto che si copra gli occhi accecata dalla luce del “lume” della ragione è indice di paura della verità e sottolinea anche il fatto che meno si conosce la natura e la realtà che ci circonda, più la si teme e ci si affida alla superstizione o alla religione o al populismo, per sentirci dare delle spiegazioni di comodo e semplificato. Non a caso Micromega è il titolo di una novella di Voltaire, l’illuminista antireligioso per antonomasia.

Hai mai letto il libro “La scimmia nuda” di Desmond Morris?
Non l’ho letto, ma so che è un famoso e dibattuto libro di antropologia ( o di zoologia?) su certi schemi comportamentali umani legati alla nostra evoluzione dalla scimmia. E’ bastata una frase di Gabbani per riportarlo in auge, dì la verità!

Per chiudere: chi è il “Micromega Boy”?
È la canzone numero 5 di 9, che rappresenta l’unità di misura-uomo, al centro dell’album e del progetto intero. Doveva per forza essere il primo singolo ed avere equidistanti 4 canzoni sul micro e 4 canzoni sul macro cosmo. La prossima volta ti parlerò dei giochi alfa numerici simbolici che ho costruito nell’impalcatura di Micromega, promesso!
Micromega Boy è l’uomo contemporaneo, adulto, ma eternamente e disperatamente ragazzo, che attraverso i social e dietro la tastiera perde il senso di identità, di misura e la bussola del relazionarsi con i suoi simili. La ricerca di visibilità compulsiva, il quarto d’ora di celebrità, la bolla di microcosmo che ci mettono a disposizione, in cui perdiamo la reale entità di quanto contiamo nell’insieme delle cose. L’uomo-ragazzo che continua a sentirsi trendy, fast, comunicativo, amato, o anche odiato, l’importante è farsi notare.
Sia in “Micromega Boy” che in “Elettricità”, sottolineo questa alta tensione, questa corrente elettrica sotterranea che corre tra la gente, l’odio latente che si sfoga spesso con violenze scritte con leggerezza e ignoranza incredibili.
C’è odio e paura, rancore e diffidenza, in giro. Stiamo tornando tutti ad alzare scudi, barricate e pregiudizi perché non capiamo più dove diavolo siamo collocati nell’ordine delle cose. Poi, più la società si complica e richiede abilità di lettura, più noi comunichiamo per semplificazioni, spot, canzonette, messaggini e leggerezza. Capisci che non c’è da stare allegri.
Un po’ di razionalismo scientifico, calcoli alla mano, ci metterebbe di nuovo al riparo da quest’ira collettiva irrazionale, dai fanatismi anche religiosi. La scienza è democratica e dona regole uguali su cui basarci tutti.
Per fisici e artisti, poi, è fonte continua di astrazione e ispirazione.


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