L’ADOLESCENTE E LA FAMIGLIA

COEVOLUZIONE RESPONSABILE  DEL RAPPORTO.

Gli ultimi scioccanti episodi di bullismo tra adolescenti, anche al femminile,  ci spingono ad approfondire i meccanismi relazionali che insistono tra coetanei e all’interno della famiglia in quanto sottendono un malessere generazionale che va compreso  fino in fondo.

Intanto l’adolescente ha la forte necessità di sviluppare e  definire la propria natura, di affinare una propria idea; nel confronto, più maturo con i propri genitori, inizia a percepire più chiaramente i difetti e virtù degli stessi, Nello stesso tempo integrare nella propria personalità le caratteristiche genitoriali che non possono però aiutare nella propria strada per divenire adulto.

familyCosì l’adolescente comincia ad acquisire elementi sul suo senso d’identità mentre i confini intergenerazionali nella famiglia diventano più permeabili, tanto che si può arrivare a sentire compromesso il senso d’integrità e identità del gruppo familiare. Nel processo in atto c’è come una sorta d’equilibrio tra l’esplorazione del mondo esterno, da parte del giovane, e il senso di stabilità che il nucleo familiare è capace di dare nel far rispettare regole attraverso l’utilizzazione di modalità flessibili e specifiche. La famiglia deve quindi bilanciare sperimentazione e protezione, tra  esplorazione ” e ” base sicura “.

Se da parte dei genitori si allentano troppo le modalità di guida e controllo , il figlio corre il rischio di danneggiarsi in quanto non sufficientemente “contenuto” nei suoi processi decisionali. Viceversa genitori eccessivamente dominanti possono ostacolare la maturazione impedendo contatti sufficienti con i pari e con altri adulti significativi che possono costituire utili modelli di riferimento.

Il bisogno di confini flessibili con l’ambiente esterno ha un senso evolutivo in quanto permette all’adolescente di sperimentare l’ambiente esterno mentre usufruisce della protezione della famiglia, ma anche di costruirsi relazioni significative fuori di essa pur rimanendone un membro significativo.

Questa flessibilità positiva trova le sue basi nella chiara comunicazione.

In alcuni modelli teorici dell’interazione familiare, come nel modello circonflesso di Olson, la comunicazione è considerata una delle dimensioni centrali del funzionamento familiare e viene indicata dagli autori come “l’elemento facilitante” il movimento dinamico che le famiglie compiono nella regolazione dei loro legami affettivi e delle capacità organizzative.

La comunicazione diviene una dimensione cruciale nelle interazioni che caratterizzano periodi critici della storia individuale e familiare, durante i quali si possono manifestare oscillazioni circa la fluidità, stereotipizzazioni, apertura-chiusura dei canali comunicativi.

I livelli di ambiguità e indeterminatezza della fragile costituzione dell’identità adolescenziale richiedono un supporto comunicativo genitoriale che agisca da “organizzatore” e consenta all’adolescente, attraverso un meccanismo di conferma, di esplorare parti di sé non ancora sperimentate. La comunicazione tra genitori e adolescenti viene considerata un segnale della capacità del sistema di effettuare un cambiamento di livello rispetto alle caratteristiche di unità affettiva e flessibilità delle regole del sistema.

La comunicazione positiva faciliterebbe la capacità di cambiamento della sistema verso livelli più soddisfacenti di coesione e adattabilità.

La comunicazione negativa inibirebbe il sistema familiare nelle sue potenzialità morfogenetiche.

Le ricerche hanno messo in evidenza una chiara differenza intergenerazionale.

Le madri manifestano una migliore capacità di comunicazione con i loro figli rispetto ai padri e gli adolescenti esprimono più difficoltà comunicative con entrambi. Gli adolescenti considerano la loro comunicazione con i genitori con maggiore negativismo rispetto a questi ultimi.

Sul versante del genitore, la incapacità di sopportare la perdita di controllo genitoriale e/o di accettare la crescita del figlio, laddove ciò viene sentito come una minaccia al proprio sé, porta verso una mancanza di comunicazioni consonanti o armoniche sino al punto di una quasi totale inibizione comunicazione.

Una rappresentazione genitoriale cui la crescita adolescenziale del figlio sia centrata sulla perdita (lutto) e dall’altra parte una rappresentazione del genitore come un invalida-attore della propria identità, producono un circuito “conclusivo” in cui adolescenti e genitori sono impegnati in una lotta nella quale sono in gioco importanti aspetti del sé.

Il sentimento di integrazione nella famiglia e ben presente nell’adolescente ed è sempre più forte del sentimento di integrazione nel gruppo di amici. Tuttavia questo sentimento nei confronti della famiglia diminuisce regolarmente in funzione dell’età, sia tra le ragazze sia tra i ragazzi, mentre nello stesso tempo aumenta il sentimento di differenziazione nei confronti dei genitori. Gli adolescenti dicono di ricorrere ai genitori nella maggior parte dei casi, per i problemi morali e materiali. Gli amici del gruppo dei pari erano invece al primo posto per i problemi sentimentali.

Quando la decisione concerne lo status attuale e la necessità di identità, operano su consiglio dei coetanei. Ciò conferma l’ipotesi che gli adolescenti considerano i loro pari e i genitori delle guide ugualmente competenti ma in campi differenti.

Alcuni ricercatori hanno evidenziato tre aspetti sintomatici, collegati ai comportamenti dell’adolescente, nello studio di famiglie che chiedono aiuto:

a ) comportamenti sintomatico correlati alla crisi adolescenziale, ovvero ai nuovi compiti e ruoli, che sia a livello relazionale sia a livello di emergenza soggettiva, vengono richiesti al ragazzo.

b) comportamenti sintomatico correlati a dinamiche disfunzionali che coinvolgono la coppia genitoriale e il rapporto genitore/i e figli, evidenziate da una conflittualità prolungata nel tempo e che coinvolge tutta la famiglia.

c) comportamenti sintomatico legati alla “incompetenza” genitoriale. (Soprattutto per malattia fisica grave e lunga o psichica).

Le figlie adolescenti si mostrano più sensibili dei genitori alla variazione degli aspetti positivi-negativi degli scambi comunicativi verso le figure genitoriali.

La comunicazione sembra essere più associata alla rappresentazione della famiglia nel suo insieme e, in particolare, al momento progettuale dell’adolescente stesso ed ancora gli aspetti conflittuali possono trovare reciproco riconoscimento tra genitori e figlie. Emerge da vari studi un’ipotesi abbastanza chiara di “triangolazione” nelle famiglie problematiche: le adolescenti si trovano in un’alleanza con la madre contro il padre ma, contemporaneamente, il loro conflitto con il padre è negato e sovraccaricato dell’esistenza di un disaccordo nella coppia.

Il carattere di rigidità comunicazionale nelle relazioni familiari diventa assolutamente più alto in presenza di giovani tossicodipendenti e/o detenuti;  in questo caso la sintomatologia dell’adolescente enfatizza tutte le difficoltà relazionali.

 Dottoressa Cristina Siciliano


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