LA TRILOGIA DEL DOLLARO DI NUOVO AL CINEMA

Non poteva di certo passare inosservato il ritorno nelle sale dell’ormai mitica Trilogia del Dollaro di Sergio Leone.

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Nel corso dei mesi di giugno e luglio infatti, potremo godere nei cinema di una versione restaurata de “Per un pugno di dollari” (in sala dal 19 giugno), “Per qualche dollaro in più” (dal 3 luglio) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (dal 17 luglio) a cura della Cineteca di Bologna per il progetto “Il cinema ritrovato”.

Super HD, musiche ridigitalizzate e tecnologia 4k sono solo un motivo in più per correre al cinema a rivedere questi capolavori indiscussi del cinema italiano, presentati al 67esimo Festival di Cannes in queste nuove vesti.

Per un pugno di dollari – 1964

Il pistolero solitario Joe arriva a San Miguel, un piccolo paesino tra Stati Uniti e Messico, dove infuria la lotta tra le due famiglie locali dei Rojo e dei Baxter, rispettivamente commercianti di alcool e armi.

Joe si vende “per un pugno di dollari” a entrambe le fazioni, facendo nascere scontri e nel contempo favorendo la fuga di Marisol, ragazza amata dal membro più violento e pericoloso della famiglia Rojo. Viene così catturato e torturato, ma riesce a evadere e a curare le gravi ferite subite, mentre i Rojo sterminano la famiglia dei Baxter credendo lo stiano aiutando a nascondersi.

A questo punto Joe ricompare per il celebre scontro finale…

Per il primo capitolo della futura Trilogia, Sergio Leone ci mise un po’ a trovare il protagonista adatto. Tra i candidati figurarono Charles Bronson, Henry Fonda e James Coburn, nomi di richiamo ma con i quali il regista non ebbe fortuna (Bronson riteneva il copione troppo brutto, Fonda non lo ricevette mai perché fu bocciato dal suo manager, mentre Coburn era troppo costoso). La scelta ricadde così su un semi sconosciuto Clint Eastwood, che convinse Sergio Leone e che rientrava perfettamente nel budget. Il resto è storia.

Come non ricordare infine la celebre colonna sonora firmata da Ennio Morricone, con il motivo fischiato dal Maestro Alessandro Alessandroni (curiosamente, la colonna sonora di questo film è invece ritenuta dal Maestro Morricone come la peggiore della sua carriera).

Per qualche dollaro in più – 1965

Il film comincia con la sanguinosa evasione dal carcere di El Indio, lo spietato e folle capo di una banda di desperados. Sulle sue tracce si mettono due cacciatori di taglie, il Monco (così chiamato perchè usa solo la mano sinistra, lasciando la destra sempre libera per sparare) e il Colonnello Douglas Mortimer, più interessato a una vendetta personale che ai soldi della taglia.

El Indio e la sua banda iniziano a progettare una grandiosa rapina alla banca di El Paso, e il Monco e il Colonnello, dopo un iniziale scontro per avere l’esclusività della caccia, decidono di collaborare e di spartirsi la taglia.

Inizia così una serie di doppi giochi in cui i due partner improvvisati cercheranno a tratti di collaborare e a tratti di liberarsi del socio, fino allo scontro finale con El Indio.

Il secondo film vide il coinvolgimento della maggior parte degli attori già presenti nel primo fortunato capitolo, che saranno gli stessi anche nel terzo. Clint Eastwood, questa volta cacciatore di taglie silenzioso e senza nome, indossa gli stessi vestiti e ha lo stesso atteggiamento solitario e letale che fece la fortuna del primo film.

Il buono, il brutto, il cattivo – 1966

Durante la Guerra di Secessione Americana, tre uomini si ritrovano loro malgrado a dover collaborare per recuperare un tesoro nascosto in una tomba oltre le linee nemiche. Il buono (conosciuto solo come “il biondo”), il brutto (Tuco, un vendicativo fuorilegge messicano) e il cattivo (Sentenza, un killer a pagamento) sono diversi ma simili nella loro avidità. Due di essi hanno informazioni necessarie per trovare il denaro, il terzo è spietato e quindi utile all’impresa. Tra vendette e tentativi di omicidio reciproco, i tre troveranno il modo di collaborare (almeno temporaneamente) per giungere al tesoro.

Tre ore per un film epico dove la regia di Sergio Leone fa scuola e viene indiscutibilmente elevata al massimo grado del suo genere.

L’ambientazione della guerra civile americana e in particolare nei campi di prigionia nordisti fu scelta dallo stesso Sergio Leone, che aveva molto a cuore tali avvenimenti storici spesso passati in secondo piano.

Sergio Leone, Clint Eastwood ed Ennio Morricone.

Questi tre nomi oggi hanno un peso emozionale (ed economico) incalcolabile. Negli anni sessanta, agli albori delle rispettive carriere, ricostruirono dalle fondamenta un genere tanto amato quanto in decadenza creando lo “spaghetti-western”, ovvero un western low-cost all’italiana (di solito girato in Italia o Spagna per cercare di ricalcare i timici paesaggi del far west americano).

Per questione di credibilità nei confronti delle produzioni americane, fu presa la decisione di “americanizzare” nei titoli di testa i nomi di Sergio Leone (divenuto Bob Robertson in omaggio al padre regista, il cui nome d’arte era Roberto Roberti), Ennio Morricone (Dan Savio o Leo Nichols, a seconda del film) e Gian Maria Volontè (divenuto John Wells).

Inizialmente considerato un genere di serie B, venne in fretta rivalutato e riconsiderato dalla critica, grazie anche al grandissimo successo di pubblico ottenuto.

La Trilogia è nota anche come Trilogia dell’Uomo senza Nome. Non nacque come trilogia, ma la figura del pistolero solitario e letale venne ricalcata in tutte e tre le pellicole, usando persino gli stessi abiti. Il nome di Joe, usato nel primo film, non viene consapevolmente più utilizzato nei due film seguenti a favore di soprannomi quali “il biondo” e “il monco”.

Guarda il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=a3X4H8WYFi4#t=53

di Corinna Bellinghieri

 

 


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