“CRIMINE E SOCIAL”

Giovedì 23 marzo 2017, il gruppo “Insieme” ha organizzato e svolto il suo 20mo incontro dal titolo “Crimine e Social”.

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Davanti ad un pubblico fortemente incuriosito dal tema, dopo una breve introduzione di Antonio Liberati, la parola è andata al Maresciallo A.s. UPS Raffaele Olivieri del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma.
“Io non sono qui come messaggero di quella parte di società che condanna i social media ma semplicemente per fornire alcuni spunti di riflessione …” ha incominciato a dire  Olivieri osservando che da quando sono entrati nella nostra vita i social network il nostro modo di vivere è cambiato radicalmente. Dopo aver illustrato alcuni dei vari social media attualmente a disposizione, Facebook, Linkedin etc. e osservando che oggi quasi tutti siamo perennemente connessi, bisogna dire che a differenza dei giovani d’oggi, i cosiddetti nativi digitali, gli adulti sono da considerarsi immigrati digitali, sono cioè persone che, proiettate all’improvviso in questi nuovi contesti social non ne conoscono pienamente gli effetti che non sempre sono quelli ingenuamente desiderati.
Oggi si tende a mettere in rete di tutto, il nostro nome e cognome, la data di nascita, tutti dati che permettono attraverso la loro unione e studio di arrivare al nostro numero di codice fiscale, al nostro indirizzo, alla visione, con apposite applicazioni di quelli che sono i luoghi da noi frequentati, persino di osservare virtualmente la nostra casa, magari vedendo se abbiamo installato qualche sistema di sicurezza, il tutto stando tranquillamente seduti nel nostro salotto. Tutte informazioni che potrebbero essere utili a qualche malintenzionato.

Inoltre oggi esistono gli “odiatori”, i codiddetti “haters”, coloro, cioè, che sfogano la loro rabbia su persone “inermi” che hanno messo in rete una qualsiasi affermazione anche buona rovinando loro la reputazione, la famiglia o il lavoro mettendo in rete uno stalking che in alcuni casi ha portato perfino al suicidio.
Bisogna capire che ogni volta si mette qualcosa in rete se ne perde la proprietà perché essa diventa di tutti, anche di quelli che ci vogliono male, non solo ma tutto quello che si mette, scritte, foto, concetti anche se noi li cancelliamo, in realtà rimangono sulla rete e possono essere manipolati a piacere da qualcuno.

La parola poi è passata al Dott. Antonio Gaspari – Giornalista e Direttore di “Frammenti di pace” che ha iniziato dicendo che certe iniziative dovrebbero essere ripetute nelle scuole perché risulta che il 91% dei giovani nativi dei social sono su Facebook, quindi ci dobbiamo rendere conto che siamo in presenza del mezzo di comunicazione più potente della storia. Non è mai esistito qualcosa del genere in tutta la storia dell’umanità. Facebook nasce con un principio molto buone che è quello dell’amicizia. Zuckemberg, quello che lo ha fondato non è un criminale ma una persona che ogni anno spende miliardi di dollari in carità. Su Facebook ci sono un miliardo e ottocentomila account, persone che con i social si sono conosciute, hanno condiviso le loro gioie e le loro malattie, che si sono aiutate a vicenda costituendo gruppi che credono in valori ed ideali molto buoni anche in termini lavorativi.

di Antonio Liberati


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