QUATTRO SUICIDI E UN SEGRETO

In “Non buttiamoci giù” (dal 20 nelle nostre sale) un’irresistibile poker di attori ci mette di fronte, divertendo, all’atto più distruttivo.

non buttiamoci

Il regista Pascal Chaumeil ha avuto senz’altro il suo bel da fare per adattare per il cinema uno dei romanzi più neri di Nick Horneby, “Non buttiamoci giù” (dal 20 marzo in sala). Quattro sconosciuti a Londra, nella notte di Capodanno, decidono di uccidersi, chi per un motivo chi per l’altro e chi, perfino, per assenza di motivi o quasi. Le storie di Martin, maturo anchorman televisivo umiliato dal mondo dopo esser stato sorpreso a letto con una quindicenne; Maureen, madre disperata con figlio disabile grave; J. J., rockstar offuscata che consegna pizze in motorino; Jess, nevrotica e depressa figlia di un politico inetto sono storie che fanno male, ma anche molto ridere, lo spettatore. Una tragicommedia che ci accompagna nella vita, anzi negli squarci di vita dei protagonisti che naturalmente scoprono di poter essere ancora delle persone con uno scopo, nella vita, anche se labile. Sono le singole psicologie ad emergere in staffilanti battute, in un film che scorre piacevole nonostante la drammaticità dei casi, in deciso contrasto con l’ironia di alcune situazioni, sempre in bilico tra il patetico e l’esilarante. Pierce Brosnan, la star matura detronizzata dai media, è forse il personaggio più riuscito e definito, ma dobbiamo scoprire una meravigliosa, giovanissima Imogen Poots nel ruolo dell’acerba Jess, che ha davvero le sue buone ragioni per farla finita, forse più di chiunque altro nella vicenda. Molto veri e struggenti la Maureen di Toni Collette e il J. J. (che sta per John Julius) di Aaron Paul, il quale dichiara di volersi uccidere a causa di un cancro al cervello, salvo scoprire poi dell’altro…

Il delirio dei media, usati e abusati per ogni scopo, non ci fanno nascondere neanche i nostri più intimi desideri di fuga, di annullamento, ma la riscoperta delle relazioni, dell’amicizia, seppure improbabile, fra quattro disperati che aspettano il loro Godot non sotto un albero ma in cima a un palazzone sotto la neve, servono a ricostituire una possibilità di patti durevoli con la vita stessa.

Riccardo Palmieri


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