Mille colori per il “Motivetto” di ALEA

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Siamo felici di presentarvi il secondo singolo di ALEA: si intitola “Motivetto”, un bellissimo viaggio dal potere immaginifico, ricco di riferimenti e sviluppato da un sobrio e spumeggiante cocktail di jazz e di soul dagli scenari vivaci e fluorescenti. Colori accesi: ecco la parola d’ordine, ecco i veri protagonisti di un videoclip davvero entusiasmante che corona una canzone che promette di restare inchiodata alla memoria fin dalle prime note. Speriamo altresì che venga accolto l’invito per gustarsi a pieno anche tutto l’esordio di Alea dal titolo “Spleenless”. Un armonico incontro di stile, tra intime confessioni e antiche scuole di melodie pop e di colorazioni jazz.

Innanzi tutto complimenti per il video. Coloratissimo, eclettico, assolutamente italiano e suggestivo nella location. Ti prego: ci sveli il segreto per realizzare un video simile?
Chiamare un Regista geniale come Gianni de Blasi è il primo passo, soprattutto se accompagnato dalla fotografia di Giorgio Giannoccaro e la produttività di Angelo Troiano della MeiIterraneoCinematografica e tanti altri fondamentali collaboratori che hanno reso questo video meraviglioso(tutti elencati nella descrizione del video su Youtube).
Andare a Burano era la conditio sine qua non di questo videoclip, lo abbiamo fatto ed è stato divertentissimo e credo si noti!

Che poi come avete potuto “sgombrare” un intero paese per le riprese?
Non si svelano i segreti del cinema, potrebbe perdersi la magia. Peró vi racconto un episodio simpatico.
Mentre giravamo le scene sulla barca nel canale tutti i turisti ci guardavano da un ponticello e ci facevano foto e video, ad un certo punto una turista asiatica inizia a sbracciarsi per salutarmi e mandarmi baci, mi chiamava affinché mi girassi per salutarla.Le ho sorriso e fatto ciao con la manina. Mi sono sentita Beyoncè!

I figuranti, maschere storiche, il carnevale…Venezia…
Ero già stata a Venezia tempo fa per la Biennale, quando presentammo il videoclip del brano “Dentro Me” nella sua vecchia versione, l’ho amata sin da subito, così bella e malinconica. Mentre a Burano non ero mai stata e ne sono rimasta colpitissima, sembra di vivere in una cartolina e tutte le persone che ci abitano sono allegre e gentili, mi hanno raccontato le diverse versioni e leggende del motivo per cui è cosi colorata, ma credo che la realtà resterà un mistero.
Infine le Maschere, grazie alla collaborazione di Kartaruga (Venezia) che ci ha prestato quei piccoli capolavori, il video ha potuto dare il giusto simbolismo per Motivetto: evasione dalle brutture, dalla paura della caducità della vita, mescolanza tra viaggio mentale e realtà, il tutto raccontato con allegria.

Vorrei intitolare questo articolo con: “Quando il pop incontra il Jazz”. Ma secondo te, per essere precisi, chi ha incontrato chi?
Alea ha incontrato nel suo percorso tanti generi musicali, dal cantautorato italiano, al jazz, passando per il soul, r’nb e tutti i rami della musica afroamericana. Il risultato è la naturale e voluta mescolanza di generi che provengono dalle stesse radici: le mie. Non sono io che decido ma è la musica a Farlo, è lei che mi porta in piu direzioni. Se potessi vi farei ascoltare già i brani che sto preparando per il prossimo disco, tra funk, soul e rnb… è troppo bello sperimentarsi.

Che poi cultura e bellezza, ricerca e contenuto…ma voglio lanciarti un’analisi un po’ pungente: alla fine anche tu hai cantato il “Motivetto” o sbaglio?
Il mio Disco è un cofanetto nel quale, canzone dopo canzone, si puó capirne il messaggio, riflettere su cio che siamo oggi rispetto a come eravamo ieri, dannarsi sul chiedersi cosa ne sarà di noi per poi provare ad evadere, divertirsi e non pensarci per un momento, provando appunto a scacciare lo Spleen che è in noi. Ogni canzone, dunque, ha il suo ordine preciso ed arriva nel momento un cui è richiesta: Motivetto arriva quando c’è bisogno di un momento di evasione, di ironia… ridere è fondamentale. Ho cercato del grottesco, il comico fondato su una voluta sproporzione degli elementi in un momento drammatico.

Ascoltando un disco come “Spleenless” ti chiedo come ultima cosa: sei riuscita ad evadere da ciò che non ti piace o l’intento era comprendere ancora di più l’artista che sei?
È una domanda da centomila dollari. Non si puó evadere da se stessi, uno ci prova ma non si riesce ad entrare in una taglia che non è la tua. Sostanzialmente è fare musica che mi fa evadere, è raccontando e vivendo quello stesso spleen che mi porta ad uscirne per un momento. Non so se sono ancora in grado di spiegare questo concetto, credo ci vorranno ancora altri dischi. Ve lo spiego nella prossima canzone….


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