“I LIEDER DI SCHUMANN”

AL TEATRO DEGLI AUDACI DI ROMA DAL 2 AL 5 APRILE E DAL 9 ALL’11 APRILE 2015

“I Lieder di Schumann”, prodotta dall’Associazione Culturale “Lux Peralta”, con Massimiliano Buzzanca, Nadia Bengala, Enrico Franchi e Claudia Salvatore, per la regia di Francesco Piotti (Teatro degli Audaci di Roma, dal 2 al 5 aprile e dal 9 all’11 aprile 2015), è una commedia brillante sull’eterno tema della perdita dell’amore e del suo ritrovamento. Due coppie, apparentemente felici, che scoprono invece la crisi del loro rapporto e l’affievolirsi del desiderio: il loro incontro “incrociato” rivitalizza sentimenti che sembravano sopiti e una cena galeotta dà inizio ad una girandola di tradimenti veri o solo desiderati, che portano le due coppie sull’orlo dello sgretolamento, ma allo stesso tempo riallacciando i legami, rendendoli più forti, rinnovati. La commedia è ricca di battute e comicità di situazione, fino al colpo di scena finale che rivela una chiave di lettura inattesa e surreale.

image Un ritorno alla recitazione teatrale per Massimiliano Buzzanca, dopo una lunga pausa. Perché i Lieder di Schumann?

Perché “I Lieder” sono la commedia del mio debutto e per me era importante ricominciare proprio da dove avevo iniziato. Dopo la scomparsa di mamma, nel 2010, ho passato quattro anni diciamo complicati nei quali ho dovuto dare la precedenza alle esigenze di mio padre, visto che mio fratello vive all’estero, poi quando la situazione si è un po’ più rasserenata ho trovato difficile rientrare nei circuiti teatrali nei quali quattro anni prima mi destreggiavo e allora ho pensato di aprire un’associazione culturale e una compagnia teatrale, che tra l’altro è dedicata a mia madre, e quale miglior battesimo della neonata compagnia poteva esserci se non quello di debuttare con il mio primo testo teatrale?

 – A proposito, hai dei ricordi particolari legati al tuo debutto?

Premesso che la dedica a mamma è una scelta dovuta più al fatto che è stata lei la prima ad appoggiare e ad apprezzare la mia scelta artistica, oltre che per un valore affettivo, il debutto mi porta alla memoria un episodio da perfetto gaffeur; l’ingresso in sala di mio padre che, per timore di farmi emozionare, aveva deciso di entrare solo dopo l’apertura del sipario è stato caratterizzato da una serie d’imprecazioni dette a mezza voce “baritonale” dovute al fatto che, entrando completamente al buio, è inciampato proprio mentre stava per prendere posto, richiamando l’attenzione di tutti e facendo sbottare a ridere tutti noi attori, che già stavamo sul palco, allentando ogni tensione.

Ma più di lui è riuscita a fare mia madre, durante lo spettacolo: io, da copione, dovevo chiamare mia moglie con il nome della mia amante e ho sentito distintamente lei, tra il pubblico, dire “Oddio ha sbagliato la battuta”. Lì per lì non sapevo se mettermi a ridere o a piangere, mi ricordo che le ho dato una squadrata negli occhi mentre recitavo e ho continuato come se niente fosse. Ogni volta che dico quella battuta, non posso non ricordare quell’episodio.

– Dal titolo sembra un testo impegnato, è quel che sembra?

Tutt’altro. È una commedia brillante. Un testo sagace, vincitore di numerosi premi, scritto da Giancarlo Loffarelli con la regia di Francesco Piotti, giovane talento inespresso, ricco di intuizioni a dir poco geniali, ma non diteglielo altrimenti si monta la testa. Oltre a me, gli attori sono Nadia Bengala (ex Miss Italia ndr), Claudia Salvatore, un vero e proprio talento della recitazione, ed Enrico Franchi, con il quale ho già lavorato anni fa ne “I Maenecmi con Franco Oppini, Nini Salerno e Mita Medici. Devo dire che lavorare con questi ragazzi è divertente perché ognuno riesce a portate una parte della loro “pazzia” della quale mi nutro per andare avanti con questo lavoro.

– Studi di giurisprudenza e più di dieci anni di attività forense. Poi, apparentemente all’improvviso, lasci tutto per la carriera artistica. Cosa è successo?

Semplice, non è mai stata la mia strada. Quando avevo undici anni mio padre aveva la febbre a 38 gradi e doveva debuttare al Sistina ed io gli dissi “Papà se tu non te la senti debutto io al posto tuo… lui mi rispose di sì ed io corsi sul palcoscenico a sipario chiuso e ripassai tutta la commedia a memoria, poi tornai, sudato fradicio, e gli dissi “Papà sono pronto”, lui ovviamente mi rispose “lascia perdere, sto meglio”: ma un ragazzino così che cosa poteva mai fare da grande secondo te? Ho studiato giurisprudenza e fatto per una decina d’anni l’avvocato perché mio fratello aveva lasciato gli studi e si era trasferito all’estero e gli ho dato quella parte di vita che lui desiderava che io facessi, appena gli ho dimostrato che non ero un fesso figlio di papà, gli ho detto ciò che provavo dentro. Non mi ha parlato per undici mesi fino a quando non mi ha visto in una fiction, tra l’altro grazie a mamma: mi ha chiamato e mi ha detto che mi aveva trovato naturale, credibile, capace di raccontare un personaggio…

 – Nel Restauratore 2 hai lavorato con tuo padre. Come è stata la vostra “prima volta”?

Mi ha chiesto cosa ci facessi sul set vestito da soldato, veramente ero vestito da ufficiale ma lui non ne capisce niente di gradi; non sapeva fossi stato scelto per fare un personaggio di puntata, questo tanto per dirti quanto possa essere stato raccomandato da lui per lavorare, anzi spesso il mio cognome è più un peso che altro. In ogni caso è stato molto divertente perché ogni tanto non sapeva come trattarmi se da figlio o da collega, poi fortunatamente ha interagito con me come un collega anche se con delle attenzioni genitoriali che facevano tenerezza.

La cosa divertente è che ad un certo punto, durante le prove di una scena, si è meravigliato con me per la naturalezza e la verità che avevo messo nel personaggio, perché evidentemente non si aspettava certe reazioni da suo figlio “Massimiliano”.

di Roselyne Mirialachi


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