martedì , 24 settembre 2019
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Marco Rò: un pop d’inchiesta e d’amore

COVER MARCO ROEcco il nuovo disco del cantautore romano Marco Rò che traduce in musica d’autore con un piglio assolutamente globale un viaggio che danza sul filo dell’equilibrio e divide da una parte la vita da consumarsi addosso e dall’altra l’inchiesta giornalistica condotta dalla sua compagna e giornalista Laura Tangherlini. Si intitola “A un passo da qui” titolo che peraltro è preso in prestito proprio da questo lungo reportage della Tangherlini sulla tragedia dei profughi siriani. Un viaggio in musica anche che sconfina in suoni dell’attualità digitale colorandosi di quando in quando di atmosfere che rimandano ad una tradizione extra europea. La canzone di Marco Rò si impreziosisce anche di tantissima emozione, espressione e vicinanza umana senza discriminazione di tempo e di razza. Non solo un banalissimo “pop” ma una lirica sensibile che cerca nel linguaggio di molti la chiave per regalarci la verità che purtroppo arriva ancora a troppo pochi. E non mancheranno momenti di intimità romantica e ballate da hit come il singolo “Mosca mon amour”, madley di canzoni famose della nostra tradizione cantate assieme alla cantante russa Kira Franka.

A Marco Rò associamo da subito un progetto di giornalismo e di reportage che documenta da vicino il dramma dell’immigrazione. E questo sul territorio siriano, in prima persona, con la giornalista Laura Tangherlini. Da qui nasce anche il titolo di questo disco. Ce ne parli?
Si chiama “A un passo da qui” ed è un progetto che io e Laura portiamo avanti ormai da tre anni e che presentiamo nei contesti più diversi, dai live club alle associazioni, scuole e università. L’idea è quella di utilizzare l’arte come “amplificatore emozionale”, cercando di unire la musica all’informazione e alla sensibilizzazione sul terribile dramma dei profughi siriani. Laura conosce molto bene il tema, avendo vissuto per un periodo in Siria e scritto diversi libri sull’argomento. Proprio leggendo la testimonianza di Reema, bambina profuga di 8 anni, raccolta nel suo “Libano nel baratro della crisi siriana”, ho scritto “A un passo da qui”, brano che ha dato il nome al progetto, e come naturale conseguenza, al mio nuovo disco.

Che poi il tutto confluisce anche nel brano “Dune” o sbaglio?
Esattamente. A tre anni dall’inizio di questo progetto abbiamo deciso di fare un ulteriore passo. Laura mi propose di fare del nostro imminente matrimonio una bella occasione di solidarietà, trasformando partecipazioni, bomboniere e doni di nozze in aiuti a progetti di sostegno a favore dei profughi siriani. Abbiamo scritto e cantato questa canzone, che di fatto racconta una bella storia d’amore dal sapore mediorientale. L’abbiamo portata in Libano, nel campo profughi di Burj-el-shemali e in due orfanotrofi a Reyanli, piccolo paesino della Turchia al confine siriano, e l’abbiamo cantata assieme ai ragazzi del centro e ai bambini, ai quali abbiamo donato vestiti invernali, giocattoli e materiale didattico e di cancelleria di cui avevano bisogno. Alcune delle immagini più significative di questi due viaggi accompagnano il videoclip di “Dune”, già disponibile in rete, mentre il racconto e le testimonianze sono raccolte nel cofanetto libro + dvd “Matrimonio Siriano” scritto e diretto da Laura.

Il pop di Marco Rò ruba molto alla scena digitale ed elettronica per contaminare la sua strada… non è vero?
Assolutamente. Diciamo anche che ne è passata di acqua sotto i ponti da quando pubblicai “Un Mondo Digitale” (2011- NovoSonum/Edel). “A un passo da qui” è un album che è fatto di contaminazioni, musicali e personali. Basti pensare alle tante altre collaborazioni presenti, come quella, per me speciale, con Marco Conidi in “Immagini a righe” o a “Mosca mon amour”, cantata per metà in russo dalla vocalist Kira Franka.

In questo lungo viaggio che arriva fino a Mosca, hai trovato il mondo che ti avevano raccontato?
Credo che il viaggio sia una delle esperienze più significative nella vita di un uomo. In fondo la vita stessa è un viaggio da godersi, come scrivo nel brano “La scala mobile”, a prescindere da dove ci sta portando. Indescrivibile è stata l’emozione di cantare la versione inglese di “A un passo da qui” (“One Step”) negli studi dell’Abbey Road Institute di Londra. In Russia ho invece scoperto una grande passione della gente per la musica e l’arte italiana in genere.

E ne è uscito il disco che ti eri immaginato?
Ne è uscito un disco che racconta storie di emozioni e vita vissuta senza troppi giri di parole. E’ un album che definisco orgogliosamente “pop”, nel quale ho cercato di mescolare le mie esperienze personali ed artistiche, che attingono al blues, al jazz e al rock. Il risultato, che è merito in primis di chi questo disco l’ha suonato, e in particolare del mio produttore Fabrizio Palma, è un figlio che ho amato dai primi vagiti. Ed è esattamente come volevo che fosse: vero.


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