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Licenziato per (in)giusta causa

Succede nel barese che a causa delle limitazioni imposte dal Governo su orari e chiusure e conseguente limitazione del personale nei punti vendita, una importante catena distributiva al dettaglio, del tipo hard discount, utilizza dei modi illegittimi per licenziare i propri dipendenti.

L’azienda in questione, ma probabilmente ve ne sarà più di una, dato che è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti, prorogato fino al 30 giugno 2021, utilizza modi subdoli ed espedienti pretestuosi, per licenziare per “giusta causa” lodevoli operai, padri e madri di famiglia, che pur di continuare a lavorare, ricevono un misero e sottopagato stipendio, accettando varie angherie e soprusi che l’azienda effettua nei confronti dei lavoratori.
La loro perversa azione per giungere al licenziamento per giusta causa è molto semplice: iniziano con l’effettuare al lavoratore segnalazioni ai sensi dell’ex art. 7 Legge n. 300/1970 delle norme del CCNL del commercio, con richiesta di giustificazioni da parte del dipendente che quasi sempre non trovano riscontro, ed infatti le risposte dell’azienda sono sempre di non accoglienza, con l’elargizione di sanzioni disciplinari in danaro o in ore lavorative che poi saranno non retribuite.
Di volta in volta, queste sanzioni diventano sempre più frequenti e consistenti, trasformandosi in giorni di sospensione dal lavoro, fino ad arrivare alla tanto temuta lettera di: “Licenziamento per giusta causa”.
Molte di queste segnalazioni sono pretestuose ed addirittura artefatte a dovere, potendo l’azienda contare della complicità del personale dipendente, ma anche di segnalazioni effettuate da parte della clientela del punto vendita di cui al lavoratore per via della privacy non è dato sapere chi le ha formulate e quindi se sono veritiere.
In conclusione, il Governo blocca i licenziamenti per “giustificato motivo oggettivo”, previsto dall’art. 8, commi 9 e 10, del decreto Sostegni (D.L. n. 41/2021) e l’azienda con questo stratagemma riesce ad invocare il licenziamento del lavoratore per “giustificato motivo soggettivo” (giusta causa).
L’azienda che licenzia per “giusta causa”, è sempre legittimata ad effettuare nuove assunzioni, ottenendo i previsti bonus ed agevolazioni.

Da queste agevolazioni sono escluse le assunzioni a dipendenti che hanno già svolto lavoro a tempo indeterminato e quindi questi poveri lavoratori, molti dei quali hanno famiglie o mutui da pagare, restano allo stato attuale al di fuori del mondo del lavoro. Accrescono le liste dei disoccupati, quando è previsto dispongono di un misero sussidio del tutto inadeguato al sostentamento di una persona sola, immaginiamo anche della sua famiglia.
Un lavoratore come può attuare i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana?
Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
Chi è in grado ci dia una riposta, perché noi non la abbiamo ancora trovata.


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