LA CULTURA DELL’ODIO E’ DAVVERO FINITA CON LA LIBERAZIONE DI AUSCHWITZ?

E’ curioso immaginare un mondo migliore, oggi travolti da un’emergenza sanitaria di una certa importanza?

E’ altrettanto curioso immaginare che un essere umano sia finalmente grato alla vita.

Il 27 gennaio 1945, fu liberato il Campo di lavoro di Auschwitz, la data in questione viene simbolicamente utilizzata per ricordare l’orrore dell’olocausto.

Intanto però, nel cuore dell’Europa “unita”, esistono ancora campi di lavoro. A 220 km dal confine italiano, insomma la distanza che intercorre tra Napoli e Roma.

A 220 km dall’Italia ci sono i dimenticati  di Lipa, intrappolati nel ghiaccio della Bosnia.

Lipa è un campo profughi in Bosnia- Everzegovina, che il 23 dicembre è stato distrutto da un incendio che non ha lasciato quasi nulla, in quello stesso giorno si stava decidendo di chiuderlo perchè non adeguato  ad ospitare persone: senza acqua, senza fognature e senza elettricità.

Chi sono quelle persone che vagano tra il ghiaccio?

Sono profughi provenienti da Pakistan ed Afghanistan respinti da Croazia, Slovenia e dall’ Italia stessa.

I profughi in questione non hanno trovato riparo nei campi ufficiali, perchè non c’è spazio e sono rimasti ancorati alle macerie del campo di Lipa.

Le scene che provengono dal Web sono agghiaccianti.

Non hanno niente, solo qualche vecchia coperta che attutisce la lenta e silenziosa caduta della neve.

Alcuni volontari venuti dalla Turchia, hanno distribuito loro il possibile, ma la dignità, chi la potrà mai riconsegnare a questi esseri umani?

Sono circa 16 mila  le persone che nel 2020 sono transitate in Bosnia-Everzegovina, e più di 10 mila sono rimaste bloccate alle frontiere non solo per la crisi sanitaria, ma soprattutto per i respingimenti dai paesi confinanti, che o hanno chiuso gli occhi, o hanno visto ma non hanno guardato bene.

Tra questi paesi c’è l’Italia.

Allora, la domanda sorge spontanea.

Cosa ci ha resi migliori dai  tempi di Auschwitz? Migliori nulla, ma oserei dire, peggiori tutto.

Lo sappiamo definire a parole nostre, “l’odio”?

Io sì, un pochino sì.

Vi racconto un’altra storia che all’apparenza non entra nel giorno della memoria, ed invece a mio avviso è molto pertinente al messaggio.

Qualche giorno fa ad Andria è venuta a mancare Gianna, una transgender di 50 anni, è caduta dalle scale e non ce l’ha fatta. Viveva isolata da tutti, nessuno  le voleva fare un contratto d’affitto per una casa, ma questa è un’altra storia.

Gianna, era stata ripudiata dalla sua famiglia perchè aveva scelto di vivere da transgender, e come ultima umiliazione, la famiglia ha deciso di scrivere nel suo necrologio il nome di Gianna da uomo e cioè Giovanni.

Un nome ed un’identità che non erano mai appartenute alla povera Gianna.

Ecco questa è un’ennesima testimonianza d’odio.

Allora noi, dell’olocausto, della shoa, del razzismo, della disumanità, non abbiamo capito proprio nulla?

Delle navi tenute in ostaggio da fantomatici politici, con a bordo donne e bambini?

La Shoa è stata l’apice dell’odio, della follia e della brutalità umana, e noi nel nostro “civilissimo 2021” quando impareremo a non esserne complici?

 

Quando non cambieremo più posto in autobus, perchè il nostro vicino è un ragazzo di colore.

Maria Iannotta


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