martedì , 20 novembre 2018
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Addio ad Ermanno Olmi, il grande maestro della cinematografia italiana

Diviso fra anarchismo, scorci bucolici, visioni trascendentali (“Un intellettuale vero non deve prendere posizione nette se vuole avere un’angolatura incontaminata del reale”), artista dinamico e  dall’ eclettismo sublime, un autodidatta cavalcante l’onda del ’68, fermo ad immortalare, quasi fosse un suggellato amore, bassi rilievi e prospettive rusticali. Filo-cristiano, anticlericale, declamato come formidabile accentratore degli ultimi, il cinema, la cultura, come ogni altro settore, il Festival Internazionale di Venezia, si vede privato dopo un’estenuante malattia, di Ermanno Olmi. Regista e scrittore.

(24/07/1931 – 07/05/2018)

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Classe ’31, proveniente da una famiglia di braccianti agricoli della bassa bergamasca, Ermanno Olmi, perse il padre a seguito del secondo conflitto mondiale. Le precarie condizioni economiche non gli permisero di terminare gli studi, costretto a trasferirsi a Milano, motivato dal desiderio di seguire i corsi di recitazione all’ Accademia d’ Arte Drammatica, venne assunto dall’ EdisonVolta. Qui, dal 1953 al 1961, realizzò oltre trenta documentari, tra i più celebri ” La diga sul ghiaccio “, ” Tre fili fino a Milano ” e ” Un metro è lungo a cinque “. Il brio, l’innato talento dietro la cinepresa, ne determinò il genio. Sposata l’attrice Loredana Detto, dalla quale ebbe un figlio, Fabio (direttore di fotografia che affiancò spesso il padre), debuttò nel 1959, con il lungo ” Il tempo si è fermato”, farà da cornice l’amicizia fra un guardiano di una diga e uno studente.  Catturata l’attenzione della critica con “Il posto”, storia che ruoterà sulla prima assunzione di due giovani, il 1963 sarà la volta de ” I fidanzati”, squarcio desolante sul mondo operaio.

Con la partecipazione di Rod Steiger, in ” E venne un uomo “, si registrerà negli anni successivi, un’esigua attività del regista, causata da progetti non andati a buon fine. Il 1977, Olmi, siglerà imperioso e magistrale, il suo primo capolavoro: ” L’ albero degli zoccoli “. Ambientato in un cascinale di Bergamo, sarà un tripudio su scala mondiale: Palma d’ Oro e Premio Ecumenico della Giuria al Festival di Cannes, Cèsar come miglior film straniero, Nastro D’ Argento come miglior fotografia, regia, sceneggiatura e soggetto originale.

Il ritorno sul grande schermo, avverrà nel 1982, con ” Cammina, Cammina “, poi il susseguirsi di una serie di malanni che lo vedranno impedito di mostrarsi al grande pubblico e relegato per tempo, ad Asiago.

Fondatore della scuola di cinema ” Ipotesi “, a Bassano del Grappa, dopo svariate collaborazioni e documentari Rai, verrà premiato col Nastro d’ Argento grazie al cortometraggio ” Milano ” (1983).” Lunga vita alla signora” , dallo stile capriccioso e affettato, gli varrà il Leone d’ Argento a Venezia e il Premio Fipresci.

La conquista del Leone d’ oro, giungerà con ” La leggenda del Santo Bevitore “, tratto dal romanzo di Joseph Roth, con interprete Rut Ger Hauer, nei panni di un alcolista senzatetto. A seguito dei doc ” Lungo il fiume “, ” La valle di pietra ” e il ” Segreto del bosco vecchio “, si aggiudicherà con “Il mestiere delle armi” (2001), ben quattro David di Donatello ( miglior regia, film, produzione e sceneggiatura).

Ancora Nastro d’ Argento nel 2003, con ” Cantando dietro i papaveri “( miglior soggetto) , mentre nel 2005 con ” Tickets” , giungeranno le prime collaborazioni con colleghi di stampo internazionale: Kiarostami e Loach.

Nel 2008, Leone d’ Oro alla carriera, consegnato da Adriano Celentano. Ricalcherà le scene, nel 2010, con ” Il villaggio di cartone”. Dopo pellicole a carattere sacro, si ritirerà sempre più provato,esule e scostante dalla medesima élite che aveva sempre contestato, propugnando dettami di frugalità e semplicità. Contornato dall’ affetto dei suoi cari, si spegnerà all’ Ospedale Civile di Asiago. Numerosi e accorati i messaggi di cordoglio, estesi a parenti e amici, e provenienti da tutto il mondo. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata, volontà espressa dal regista.

Dott.ssa Eleonora Rizzo


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