martedì , 20 novembre 2018
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Recensione Avengers Infinity War

Roma – L’attesa è finita, da martedì 25 Aprile nelle sale del mondo è uscito l’attesissimo, 19esimo, film della Marvel. Film questo che celebra, alla grande, i 10 anni di vita dei Marvel Studios. Chi pensava alle difficoltà dei registi nel dirigere un così corposo cast stellare in quello che può essere definito il blockbuster dell’anno, dovrà ricredersi in quanto gli attori sono stati eccellenti ed ogni scena presentava un gruppo di almeno cinque stelle di casa Marvel.

L’INIZIO DELLA FINE

Oltre cinquantanni di letteratura a fumetti ci hanno insegnato che un eroe è definito dai nemici che affronta e credeteci quando vi diciamo che Thanos è il nemico più potente di tutti. Finora lo avevamo visto di sfuggita – giusto uno sguardo alla fine di Avengers, un po’ più da vicino in Guardiani della Galassia – ma è stato lui la forza motrice del Marvel Cinematic Universe, la ragione per cui si sono formati i Vendicatori, il marionettista dietro le quinte cui tutto si riconduce. Avengers: Infinity War non ne fa mistero e riserva a Thanos lo spazio che merita, facendolo quasi diventare il protagonista della pellicola. E ogni volta che Thanos scende in campo, non c’è praticamente speranza. Il Titano è troppo forte. Non solo: ha anche un carisma enorme, perché non è il solito villain usa e getta cui ci ha abituati il Marvel Cinematic Universe, soprattutto se escludiamo Loki che poi tanto cattivo non è, e perché Josh Brolin lo interpreta magistralmente. E perché, sotto sotto, le motivazioni di Thanos, quelle che lo spingono a cercare le gemme dell’infinito, non sono poi neppure da buttare via. Thanos non vuole conquistare l’universo: lo vuole dimezzare. Tipo letteralmente.Non ci sono abbastanza risorse per tutti, e allora diminuiamo i consumatori. A lui frega zero di comandare, e questo lo rende ancora più pericoloso, perché è disposto tutto pur di riuscire nella sua impresa.

Avengers: Infinity War: la recensione senza spoiler

La ricerca di Thanos è il filo conduttore che compone un mosaico cominciato dieci anni fa e che si è ingigantito di film in film, di sottotrama in sottotrama. Le due gemme sulla Terra – una nella fronte di Visione, l’altra nell’Occhio di Agamotto al collo del Dottor Strange – riuniscono alcuni eroi, poi li dividono nuovamente, e lo stesso succede con quelle nello spazio, trasformando Infinity War in un carosello di microstorie e accoppiate stravaganti. Questo significa che chi non ha seguito bene o non ha seguito affatto l’evoluzione del Marvel Cinematic Universe si perderà gran parte del divertimento - collegare tutti i puntini, cogliere tutte le citazioni – ma Infinity War riesce a raccontare una storia comunque coerente e comprensibile, scrollandosi di dosso la necessità di riassumere le origini di questo o quell’eroe, appesantendo inutilmente la trama: Infinity War è un film consapevole di sé stesso e dei dieci anni di storie che lo costituiscono. Le scene iniziali scoraggiano un pelino perché le vicende si susseguono frettolosamente e sembra quasi di leggere le prime pagine di uno di quei crossover strampalati che Marvel pubblica almeno un paio di volte l’anno. Perché in fondo Infinity War vuole essere esattamente questo, in versione cinematografica, e incredibilmente non si sfalda appena prima del gran finale ma, anzi, guadagna concretezza ogni minuto che passa.

Avengers: Infinity War: la recensione senza spoiler

I fratelli Russo compiono quindi una magia degna dello Stregone Supremo e riescono a gestire più di venti personaggi senza perderli per strada, senza cali di ritmo, insieme al sempre bravissimo Alan Silvestri che compone le musiche e rinforza ogni scena, tra combattimenti, confidenze e momenti ironici che non stonano mai, alleggerendo puntualmente le sequenze più tese. Ogni personaggio è fedele al modo in cui è stato caratterizzato nei film precedenti, un traguardo incredibile raggiunto se si considera la moltitudine di registi e sceneggiatori che sono passati per il Marvel Cinematic Universe, ma il merito è anche degli attori in campo: un cast stellare che, ancora una volta, rimarca col suo impegno un caso finora assolutamente unico nel panorama cinematografico. Alcune sottotrame funzionano meglio di altre, va detto, ma il ritmo serrato prende gli spettatori per mano e gliela tiene stretta in un giro di montagne russe che un po’ spaventano, un po’ rilassano, un po’ divertono: alla fine si arriva anche un po’ stremati da tre ore di roller coaster emotivo, ma si vorrebbe subito fare un secondo giro per cogliere qualche dettaglio in più e cercare di capire come hanno fatto Marvel e Disney a prendere alcune decisioni forti, fortissime, coraggiosissime, che faranno discutere a lungo nei prossimi mesi.

Avengers: Infinity War: la recensione senza spoiler

Avengers: Infinity War è un film soprattutto unico per come imposta una conclusione che conclusione non è, dato che per quella dovremo attendere il 2019 e il prossimo Avengers, girato spalla a spalla con questo, ma ancora senza sottotitolo, in cui si chiuderà una fase importante per il Marvel Cinematic Universe, spalancando probabilmente le porte a una nuova generazione di eroi cinematografici. Intanto l’ultima fatica dei fratelli Russo ha alzato l’asticella dei cinecomics e persino il prossimo film Marvel/Disney, Ant-Man and the Wasp che uscirà a luglio, dovrà confrontarsi col risultato di un progetto che ha trasformato dieci anni di lavoro e quattrocento milioni di dollari di budget in tre ore di spettacolo e intrattenimento puro.

Avengers: Infinity War: la recensione senza spoiler
Sergio Tranquilli

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