martedì , 24 ottobre 2017
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ADDIO ALL’IRANIANA MARYAM MIRZAKHANI, PRIMA DONNA “NOBEL” PER LA MATEMATICA

ADDIO ALL’IRANIANA MARYAM MIRZAKHANI, PRIMA DONNA “NOBEL” PER LA MATEMATICA

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La studiosa è morta il 15 luglio per un tumore contro cui combatteva dal 2013. Nata in Iran nel 1977, aveva scoperto la passione per i numeri nell’adolescenza

È stata la prima donna al mondo a ricevere la prestigiosa Medaglia Fields per la matematica. Ma un cancro al seno se l’è portata via. Maryam Mirzakhani docente iraniana della Stanford University, è morta a soli 40 anni.

La Medaglia Fields, che è soprannominata “Premio Nobel per la Matematica“, viene assegnata ogni 4 anni a matematici al di sotto dei 40 anni. La Mirzakhani ottenne il riconoscimento nel 2014 per i suoi studi sulla geometria complessa e i sistemi dinamici. Cresciuta nell’Iran post-rivoluzione khomeinista (era nata nel 1977), Mirzakhani si era già distinta fin da ragazza, vincendo due medaglie d’oro alle Olimpiadi della matematica. Nel 2004, poi, aveva ottenuto un Phd ad Harvard, dopo il quale aveva iniziato a insegnare a Stanford. Maryam Mirzakhani, sposata con lo scienziato ceco Jan Vondrak, lascia una figlia.

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Nata nel 1977 a Teheran, la storia di Mirzakhani è un mix tra dedizione, ingegno e un pizzico di buona sorte. È stata lei stessa a raccontare di essere stata fortunata per aver finito le scuole elementari giusto al termine della guerra tra Iran e Iraq. Un tempismo che le ha permesso di frequentare buoni istituti e avere delle opportunità impossibili altrimenti. La carriera nella matematica è stata tutt’altro che scontata. Alle medie sembrava persino non esserci particolarmente portata, forse a causa di un insegnante non molto motivante. Da piccola amava la letteratura. Leggeva qualsiasi romanzo le capitasse sottomano. Una passione che non ha mai abbandonato. Anche se poi sono stati i numeri, non le lettere, a segnare la sua strada.

Galeotto fu il fratello più grande: aveva l’abitudine di raccontarle ciò che imparava a scuola, accendendole la curiosità per le materie scientifiche. Il primo ricordo fatto di cifre? La storia di un bimbo tanto prodigioso quanto turbolento:Carl Friedrich Gauss, poi diventato il “principe dei matematici”. Per punizione, il maestro gli aveva chiesto di risolvere un problema: fare la somma di tutti i numeri da uno a cento. La storia narra che ci sia riuscito in pochi minuti, adottando una soluzione brillante, che ha “affascinato” la piccola Maryam. Ma cruciale per le scelte del futuro è stato l’ultimo anno di liceo. “Più tempo trascorrevo sulla matematica e più ne diventavo appassionata”, ha raccontato Mirzakhani in un’intervista alGuardian. A 17 anni ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi internazionali di matematica di Hong Kong. E da lì è stata una continua escalation.

Laurea a Teheran, dottorato ad Harvard con una tesi sui cammini chiusi sulle superfici in geometria iperbolica, considerata da molti colleghi “spettacolare”. La prima cattedra è a Princeton. Poi il passaggio a Stanford, dove insegnava da sette anni. Amava definirsi una “pensatrice lenta”. Forse proprio questa sua qualità, di soffermarsi sulle questioni un po’ più a lungo, le ha permesso di concentrarsi su problemi che riguardano le strutture geometriche sulle superfici e il modo in cui si deformano. Viaggi nel mondo della matematica che descriveva come “lunghe escursioni, senza un sentiero tracciato né un traguardo visibile”.

Nel 2014, la medaglia Fields per “i suoi contributi alla dinamica e alla geometria delle superfici di Riemann e dei loro spazi di moduli”. Le è stata consegnata nella capitale della Corea del Sud, Seoul, durante il ventisettesimo Congresso internazionale dei matematici che si tiene ogni quattro anni. Quel giorno Mirzakhani ha rotto un tabù, dato che il premio non era mai finito tra le mani di una donna da quando la medaglia è stata assegnata per la prima volta: nel lontano 1936. “Spero che questo riconoscimento sia d’ispirazione per sempre più giovani ragazze”, è stato il commento di Frances Kirwan, dell’Università di Oxford, membro della giuria. L’invito è “di credere nelle proprie capacità e sperare di essere le vincitrici del futuro”.


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