mercoledì , 23 agosto 2017
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Emergenza idrica: due terzi dell’Italia sono a secco

Emergenza idrica: due terzi dell’Italia sono a secco

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È altissimo il conto da pagare per il caldo incessante e le temperature oltre la media delle ultime settimane: due terzi dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco a causa della siccità delle ultime settimane ed ammontano ad oltre 2 miliardi, secondo un’analisi Coldiretti, i danni provocati a coltivazioni e allevamenti. Almeno dieci Regioni, secondo quanto apprende l’Ansa, stanno per presentare la richiesta di stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole. Il riconoscimento dell’emergenza sospenderebbe per le imprese il pagamento delle rate di mutuo e dei contributi. Tenuto conto dell’eccezionale siccità, vengono estesi i benefici del fondo anche alle aziende agricole che potevano sottoscrivere assicurazioni, grazie a un emendamento al decreto Mezzogiorno ora in Senato.

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C’è l’accordo che evita razionamenti dell’acqua a Roma. Dopo la comunicazione del presidente della Regione Lazio con un provvedimento modificativo della sospensione della fornitura di acqua dal lago di Bracciano verso Roma. Lo ha detto il presidente di Acea, Luca Alfredo Lanzalone, durante una conference call, aggiungendo che il provvedimento “ragionevolmente dovrebbe scongiurare la necessità di turnazione dell’acqua”.
L’Acea potrà continuare a prelevare acqua dal lago di Bracciano, anche se in forma ridotta, dai 900 litri al secondo di adesso a 400 litri. Lo ha deciso la Regione Lazio, dopo una trattativa con il ministero dell’Ambiente, secondo quanto annunciato oggi alla Camera il ministro, Gian Luca Galletti.
Pressing della sindaca Raggi- “E’ intollerabile – dice – che Roma venga privata dell’acqua.E’ un danno enorme per i cittadini, per le attività economiche e commerciali. Un danno di immagine per l’Italia. Sono preoccupata soprattutto per la fornitura di acqua ad ospedali e per l’approvvigionamento ai Vigili del Fuoco che in un periodo come questo risulta di fondamentale importanza. Il Governo intervenga con gli strumenti che ha a disposizione. E’ necessaria la dichiarazione dello Stato di emergenza”. Raggi si dice preoccupata per la fornitura di acqua anche alle case di cura e alle strutture sanitarie e chiede l’intervento del Governo con la dichiarazione dello “stato di emergenza per il Lazio così come avvenuto lo scorso giugno per le province di Parma e Piacenza: un provvedimento che ha consentito di superare la crisi e che è stato richiesto con forza dal territorio. Si deve intervenire ora”, conclude. La sindaca chiede un intervento immediato: “Bisogna intervenire subito – incalza – non tra qualche giorno”

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Intanto la crisi dell’acqua a Roma conquista la prima pagina del New York Times. “Siccita’ nella Città Eterna” titola il quotidiano. ”Per millenni l’acqua e’ stata il simbolo del dominio di Roma sulla natura, della sua abilita’ ingegneristica”, ora invece l’acqua e’ indicativa dell’ennesimo nuovo problema. La crisi dell’acqua ”e’ diventata un altro segnale del clima estremo, ma anche uno dell’impotenza politica, dell’inettitudine manageriale e del complessivo declino” mette in evidenza il New York Times, precisando che il sindaco Virginia Raggi si e’ impegnata a prevenire un razionamento, consapevole che ”privare i romani dell’acqua potrebbe potenzialmente affondarla”.

 

Ma come è possibile che oggi si sia arrivati al punto di dover scegliere in cinque giorni se razionare l’acqua ai romani o continuare a mettere a rischio l’equilibrio ecologico delicatissimo del lago di Bracciano? Certo, è anche colpa della siccità (peraltro,ampiamente prevedibile visti i cambiamenti climatici in atto da anni) ma in un paese civile si doveva intervenire ben prima di arrivare a questo punto. Specie quando si apprende che l’acqua del lago di Bracciano contribuisce solo per una minima parte al fabbisogno dei romani e che quasi la metà dell’acqua destinata a Roma si perde per strada a causa della inefficienza e della vetustà del sistema di adduzione.
Di chi è la colpa? Come al solito è iniziato lo scaricabarile istituzionale che vede tutti “competenti” al momento del potere e tutti “incompetenti” al momento delle responsabilità. La Regione Lazio punta il dito contro Acea (società controllata dal Comune) che avrebbe continuato a mungere acqua dal lago ben oltre il limite consentito. Acea minimizza dicendo che si tratta di un abbassamento del lago di “soli 1,5 millimetri” al giorno e incolpa delle perdite di acqua i sindaci degli ultimi anni che hanno scelto di investire non sulla rete idrica ma in fognature e depurazione. Il sindaco (attuale) di Roma, Virginia Raggi, chiede a Regione e Acea di “fare il possibile per assicurare l’acqua ai romani”.
Al momento, non sappiamo come andrà a finire. Ma, in ogni caso, comunque vada, è necessario che la magistratura, ordinaria e contabile, intervenga al più presto per accertare di chi è la responsabilità di questa allucinante vicenda.
E non solo per il turbamento di un servizio pubblico essenziale; ma anche e soprattutto per valutare le conseguenze ambientali connesse con la sfruttamento di un equilibrio ecologico delicatissimo quale quello del lago di Bracciano il cui livello, nell’ultimo anno, è sceso ben sotto il limite di guardia, come già da mesi denunciato dai cittadini di Bracciano, Anguillara e Trevignano.
Il presidente della Regione Lazio ha paventato un disastro ambientale. Un delitto introdotto nel 2015 dalla legge sugli “ecoreati” la quale punisce con la reclusione da cinque a quindici anni chiunque abusivamente cagioni un disastro ambientale; e cioè, per quanto interessa, l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema o l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali. Con pene più lievi se il fatto si provoca solo per colpa (imprudenza, imperizia, negligenza ecc.) ma con aumento delle stesse se “il disastro è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette”.
Occorre, quindi, avviare subito accertamenti anche per verificare i danni già provocati all’ecosistema ed eventualmente punire i responsabili. Certo, la sola repressione penale che interviene quando il danno è stato fatto è insoddisfacente; ma da qualche parte bisogna pure iniziare per far capire a chi ha responsabilità istituzionali che l’acqua è un bene pubblico prezioso e che va tutelato con ogni mezzo. Già una volta i cittadini hanno fatto sentire la loro voce a proposito dell’acqua pubblica.
La cosa certa è che bisogna prevenire episodi del genere ,provvedendo a nuove reti idriche.


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Emergenza idrica: due terzi dell’Italia sono a secco il 4 agosto 2017 votato 4.6su 5

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